Paolo Di Motoli
LA DESTRA SIONISTA
M&B Publishing, pagg.153, Euro 12,39

 

"Chiarissimo Signor Mussolini… Mi pare ch'Ella non conosca l'ebreo. Forse mi sbaglio, ma mi pare ch'Ella s'immagini, quando pensa agli Ebrei, un essere docile, untuoso, furbo, sempre sulla difensiva (…). Sono, queste, favole del secolo scorso, e anche allora erano favole. Se vuol conoscere il grado di vitalità nostro, studi i suoi fascisti, soltanto vi aggiunga un po' più di tragedia, un po' più di tenacità, forse anche più esperienza". L'autore di questa lettera indirizzata al Duce nel 1922 si chiamava Vladimir Zeev Jabotinsky.

Nato a Odessa nell'ottobre 1880 da una famiglia ebraica della media borghesia, studiò tre anni (1898-1901) in Italia seguendo i corsi dei socialisti Antonio Labriola ed Enrico Ferri. "Oltre ai docenti già citati - scrive il Di Motoli -, un'altra figura di sicura influenza sulle idee di Jabotinky fu Maffeo Pantaleoni, economista, sociologo, molto impegnato nella polemica contro la teoria del valore marxista e strenuo sostenitore dell'"utilità marginale"" [pag.23]. Nel corso del primo conflitto mondiale, Jabotinsky costituì - d'intesa con il governo britannico - una Legione ebraica per combattere contro i turchi in Palestina. Entrato nell'esecutivo sionista nel 1921, se ne allontanò presto per incompatibilità con le posizioni moderate rappresentate da Weizmann: Jabotinsky si fece interprete della linea dura nei confronti degli Arabi che vivevano in Palestina. Egli era consapevole che "l'attaccamento di questa gente alla terra di Palestina" era "paragonabile a quella dei sioux per le loro praterie o degli aztechi per il loro Messico" [pag.42]: pertanto non ci si doveva accordare con gli Arabi, ma li si doveva espellere con la forza dalla 'loro' terra per consentire agli ebrei di fondare lo stato ebraico su ambedue le rive del Giordano.

Il 25 aprile del 1925, quindi, si costituì a Parigi l'"Alleanza dei Sionisti Revisionisti", un raggruppamento che mirava alla "revisione" del sionismo attraverso il ritorno alle posizioni originarie del suo fondatore, Teodor Herzl, fautore del nazionalismo ebraico e del "ritorno" degli ebrei in Palestina.

I sionisti revisionisti "erano" esplicitamente razzisti. Scrisse Jabotinsky: "Il sentimento dell'identità nazionale è situato nel sangue dell'uomo, nelle sue caratteristiche fisiche e razziali e in esse soltanto. Noi non crediamo che lo spirito sia indipendente dal corpo, noi crediamo che il temperamento dell'uomo dipenda prima di tutto dalla sua struttura fisica. Non l'educazione, non la famiglia, e neppure l'ambiente potranno fare un uomo calmo, eccitabile e irascibile" [cit. a pag.99]. La nazione rappresentava per il fondatore del "sionismo revisionista" un valore assoluto: "Non esiste al mondo valore più alto che la nazione e la patria. Non esiste nell'universo delle divinità qualcosa a cui conviene sacrificare tesori senza prezzo come questi" [Ibidem].

In ambito economico, la concezione jabotinskiana auspicava "il primato assoluto degli interessi nazionali su ogni tipo di interesse particolaristico" [pag.111] e palesava una certa simpatia per il corporativismo.

Jabotinsky, inoltre, si scagliava "contro il principio della democrazia come governo della maggioranza (…). A suo parere una maggioranza di 51 voti contro 49 non poteva arrogarsi il diritto di governare senza tenere conto delle esigenze della minoranza". Tuttavia, "Le sue proposte per il futuro stato ebraico erano rivolte ad un sistema bicamerale di tipo inglese o americano" [pag.124].

Tra il Fascismo e il sionismo revisionista intercorsero delle transitorie convergenze tattiche (si pensi, per esempio, all'istituzione di una scuola marittima a Civitavecchia nella quale venivano addestrati militarmente gli uomini di Jabotinsky). Infatti, il Duce, in un primo tempo, pensò di sfruttare l'alleanza (tattica) con i sionisti nazionalisti a fini di destabilizzazione delle posizioni britanniche in Palestina e nel mondo arabo. Cionostante, è del tutto improponibile l'attribuzione a Jabotinsky della qualifica di "Fascista". Egli, infatti, non solo si guardò bene dal proclamarsi tale, ma si schierò anche contro le Potenze dell'Asse e combatterà fino alla morte - sopraggiunta nel 1940 - al fianco dei suoi "consanguinei" contro il Fascismo e il Nazionalsocialismo. Fin dal 1934, espresse le seguenti 'chiarissime' considerazioni a proposito della Germania: "La lotta contro la Germania viene condotta da mesi da tutte le comunità ebraiche, da tutte le Conferenza e Congressi, da tutte le Associazioni commerciali, e dagli ebrei di tutto il mondo. C'è motivo di credere che la nostra partecipazione a questa lotta sarà di utilità generale. Poiché noi scateneremo la lotta di tutto il mondo contro la Germania tanto spiritualmente quanto fisicamente. L'ambizione di essa è di ridiventare una grande nazione, di riacquistare i suoi territori e le sue colonie perdute. Ma i nostri interessi ebraici impongono la distruzione definitiva della Germania. Il popolo tedesco nel suo insieme e negli individui che lo compongono è un pericolo per noi. La Germania è sempre stata retta - salvo nel periodo di tempo in cui era sotto l'influenza ebraica - da elementi che si dimostrarono ostili al popolo ebreo. Non possiamo perciò perciò assolutamente permettere che essa diventi potente sotto l'attuale Governo" (da "Nactha Retch", gennaio 1934, cit. in "La vita italiana", aprile 1941, pag.430).

Il saggio di Paolo Di Motoli, benché eccessivamente indulgente e 'benevolo' nei confronti del fondatore del sionismo revisionista, merita di essere letto, perché offre un contributo complessivamente valido per la conoscenza di una figura non secondaria e, per così dire, 'attuale' (a Jabotinsky fa esplicito riferimento il Likud, partito di cui è espressione l'attuale premier "israeliano"…) di quel movimento razzista che tante e indicibili sofferenze ha procurato al Popolo palestinese oppresso (e ingiustamente privato della 'sua' terra).


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